I soldi fanno girare il mondo, e in quello del calcio questo si traduce con gli spin doctor della Premier League a cadenza triennale per ottenere de contratti televisivi sempre più ricchi. Anche il calcio italiano gode di molti introiti,  ma con stadi fatiscenti e diatribe per i diritti TV. Ecco le differenze tra il calcio in Italia e in Inghilterra.

Premier League e Serie A, la sfida

Quanto è diverso il calcio inglese da quello italiano, cosa è diventata la Premier e le altre leghe e quanto è cambiato questo mondo? Non c’è nulla da fare, perché nonostante i miliardari russi, arabi, thailandesi e via dicendo che hanno scoperto uno strano hobby, ovvero comprare le squadre italiane, il campionato più ricco del pianeta rimane quello d’oltremanica.

Ricco e capace di produrre emozioni e miracoli, come il Leicester di Claudio Ranieri. Un allenatore italiano che ha saputo lavorare ottimamente, come del resto stanno facendo gli altri connazionali.

Stadi e strutture in Italia e Inghilterra

La prima differenza è questa: in Italia si deve attendere per forza l’organizzazione di una competizione importante per potere costruire degli impianti sportivi, per due ragioni in particolare. La prima è mancanza di risorse destinati alla costruzione di nuovi impianti e tanti vincoli, con conseguente rallentamento dei progetti delle società calcistiche presentate ai Comuni. E, qualora i vincoli e la burocrazia non siano più un problema, c’è bisogno di uno sponsor che finanzi e magari pretenda di cambiare il nome dello stadio.

Ecco che come per magia, lo Stadio Friuli è diventata Dacia Arena, con relative bestemmie in dialetto della tifoseria. Anche perché nel Belpaese, gli stadi sono proprietà del Comune e spesso hanno servizi carenti e non sono a norma per la licenza UEFA. Pertanto, si decide di trasformarli in impianti polifunzionali.

Per quanto riguarda l’Inghilterra, sono le società sportive ad investire per gli impianti.  Nonostante questo sistema possa aumentare il rischio di avere bilanci in rosso, la situazione è temporanea. Dopo questo sforzo economico, si sarà ricompensati con introiti a lunga scadenza. Inoltre, gli stadi sono nella maggior parte dei casi, di proprietà dei club che hanno dunque più facilità e vantaggi nell’apportare cambiamenti agli impianti stessi, migliorandone così la redditività.

Diritti TV e partite trasmesse

I ragionamenti di Comune e società poi possono essere deleteri: se la qualità delle strutture italiane incide notevolmente anche sull’occupazione degli spalti,  come si può giustificare il fatto che in Inghilterra e Germania la percentuale di occupazione degli impianti aggira intorno al 90% e nel Belpaese arriva a stento al 60%? Non è solamente il prezzo del biglietto, in quanto è la Premier League risulta il campionato più caro, mentre la Serie A ha un costo elevato solo se si rientra nella categoria VIP, mentre se la gioca con la Bundesliga per essere la manifestazione sportiva con i biglietti popolari veramente convenienti.

Molto meglio per gli italiani guardare le partite in TV, ma anche in Inghilterra esiste un giro di affari fatto di diritti televisivi ed eventi calcistici trasmessi e acquistati da Sky e British Telecom. Per non parlare delle cifre esorbitanti che ogni squadra inglese incassa semplicemente per la vendita dei diritti televisivi all’estero, la quale si aggira verso i 3,2 miliardi di sterline.

Se si pensa che è il campionato più seguito del pianeta e che tutte e 20 squadre se li dividono in parti uguali, si evince anche che oltremanica si ricevono percentuali che dipendono dal piazzamento finale nella classifica. Qualcuno pensa che sia un incentivo per decidere un’ultima di campionato senza le partite truccate e imbarazzanti che talvolta si svolgono nel Belpaese.

Ultima differenza tra Italia e Inghilterra sta nel numero di partite trasmesse: alcune Oltremanica, tutte nel Belpaese. Così, molti preferiscono munirsi di biglietto allo stadio, o collegarsi al miglior sito di giochi e betting per piazzare la propria scommessa e sperare di vincere quattrini.