Ventisei anni…tanti ne sono passati dall’ultimo scudetto del Napoli. E’ il 1990 ed i partenopei guidati da Alberto Bigon e trascinati sul campo dal Pibe de Oro Diego Armando Maradona conquistano il loro secondo ed ultimo scudetto.

[adinserter block=”8″] [adinserter block=”11″]

Dopo quel trionfo stagioni altalenanti col punto più basso toccato con i campionati di serie C, ma da quel momento in poi ecco la grande risalita grazie al lavoro del presidente De Laurentiis e dei suoi collaboratori, che porta il Napoli ad essere una delle migliori realtà del calcio italiano.

Le Coppe Italia del 2012 e del 2014 e una Supercoppa Italiana nel 2014 sono indubbiamente vittorie prestigiose, ma non possono bastare ad una piazza come quella partenopea. Quindi sorge spontanea una domanda: “Adesso che a Napoli si respira di nuovo il grande calcio, sia nel campionato italiano che in Europa, cosa manca agli azzurri per tornare a vincere di nuovo il tanto atteso scudetto?”.

Indubbiamente un’avversaria come la Juventus di queste stagioni è molto difficile, quasi impossibile da battere e forse questo è il motivo principale che ha impedito ai partenopei di potersi di nuovo affermare come leader della serie A, ma non si può ridurre tutto a questo. In passato le maggiori accuse erano cadute sulla difesa e su portieri non proprio affidabili (Rafael e Andujar tormentano ancora le notti di molti tifosi napoletani), che con i loro errori avevano fatto perdere per strada punti preziosi, ma anche sul centrocampo dove sembrava pesare l’assenza di un leader carismatico capace di prendere in mano le redini della squadra (Inler non ha mai trovato la giusta continuità in questo senso).

Nello scorso mercato estivo tali lacune sono state migliorate con gli acquisti di Reina, che ha saputo confermarsi portiere sicuro ed affidabile, e Allan, che si è rivelato il partner ideale di Jorginho in mezzo al campo dando un grande contributo in entrambe le fasi, senza contare l’arrivo in panchina di Sarri che ha avuto il merito di sconfiggere lo scetticismo iniziale rilanciando alla grande Hamsik, Koulibaly e Albiol e soprattutto Higuain.

Nonostante però la stagione mostruosa del centravanti argentino ben assistito da Insigne e Callejon, una buona difesa (la seconda migliore del campionato) e un centrocampo solido, gli azzurri si sono dovuti accontentare della seconda piazza, difesa con le unghie e con i denti dal prepotente ritorno della Roma nelle ultime giornate.

Cos’è mancato allora? La sensazione è che nei momenti caldi della stagione manchi il “killer istinct” che hanno le grandi squadre e che questo faccia perdere sicurezza ad una squadra che sulla carta non è inferiore a nessuno (vedi lo scontro diretto di Torino contro la Juventus che ha sancito il definitivo sorpasso in classifica dei bianconeri). Inoltre una piazza calorosa come quella di Napoli è in grado di esaltarsi e trascinare la squadra nei momenti belli, ma è anche in grado anche di affossarla nei momenti più duri e questo aumenta senza dubbio le difficoltà e le pressioni per tecnico e giocatori.

Infine alcune lotte controil Palazzo” fatte in società, in primis dal presidente De Laurentis, sembrano influire negativamente sulla squadra, che a volte è sembrata scarica mentalmente e con i nervi tesi (la reazione di Higuain a Udine con la conseguente squalifica ne è la prova). Occorre quindi pensare meno alle avversarie e più a sé stessi perché il potenziale tecnico, societario e ambientale c’è, basta solo sfruttarlo al meglio.

E chissà che a quei ricordi un po’ sbiaditi del 1990, non se ne aggiungano altri a tinte tricolori…
[adinserter block=”12″]

CONDIVIDI