Avviso ai naviganti: chiunque si aspetti di leggere in questo editoriale un pronostico su Italia-Germania o su dove possa arrivare l’Italia di Antonio Conte in questo europeo rimarrà deluso. Sì, perché in un calcio dove si pensa sempre di più al risultato (e noi italiani in questo siamo l’emblema) ogni tanto è giusto anche fermarsi, riconoscere i propri meriti (indipendentemente dall’esito finale) e godersi il momento senza pensare a quello che è stato o a quello che sarà.

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Godiamoci almeno per 5 giorni la vittoria sulla Spagna, campione d’Europa in carica, che non battevamo in gare ufficiali da quasi 22 anni (9 luglio 1994 mondiale americano e vittoria per 2-1 con reti di Dino e Roberto Baggio) e che abbiamo battuto dominando il primo tempo e sapendo soffrire nel secondo.

Aldilà di come andrà a finire, questo europeo è da considerare come la consacrazione di Antonio Conte. Il ct azzurro è riuscito a portare ai quarti di finale (qualificandosi da primo del girone) una delle nazionali più povere di tecnica e di classe degli ultimi anni ed ha avuto il merito di creare un gruppo unito formato da “23 lottatori e 23 sognatori” (cit. Leonardo Bonucci) anche a costo di fare scelte impopolari (vedi Sturaro al Posto di Bonaventura o Thiago Motta al posto di Jorginho tanto per citare due casi).

Anche ai giocatori impiegati fino a questo momento deve esser riconosciuto il merito di rispecchiare a pieno il carattere del loro allenatore e di sopperire così alla carenza di tecnica con cuore, grinta, carattere e fame di vittorie, con uno spirito che per certi versi ricorda quello della nazionale del 2006. Lungi da noi ovviamente fare paragoni tra le due nazionali, bisogna essere ottimisti e positivi, non blasfemi.

Intanto, in attesa di sfidare sabato una delle nazionali più forti del mondo, godiamoci il momento senza montarci la testa, la strada per arrivare in fondo è ancora lunga e tortuosa, e ci sarà ancora da lottare per provare ad essere protagonisti, ma solo così potremo provare davvero a sognare…
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