Nato a Joinville (Brasile) il 16 agosto del 1980, Ramos Borges Emerson è certamente uno dei calciatori più completi ed eleganti ammirati, seppur troppo tardi, nel nostro campionato. Dotato di tecnica sopraffina e di ottima visione di gioco, unite ad una particolare predilezione per i gol su calcio piazzato, Emerson è arrivato alla ribalta del calcio italiano probabilmente troppo tardi a conferma che troppo spesso vengono fatti errori di valutazione soprattutto da osservatori e addetti ai lavori.

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In scadenza di contratto con il Livorno, squadra e città a cui è rimasto legatissimo, il buon Emerson non ha nessuna intenzione di appendere gli scarpini al chiodo ed attende soltanto la giusta chiamata per poter tornare a deliziare i tifosi della prossima squadra di appartenenza.

Emerson sei brasiliano di nascita ed italiano di adozione. Come giudichi il momento del tuo Brasile dopo i tracolli nel mondiale di due anni fa e nell’attuale Coppa America?
Sinceramente dopo tanti anni lontano da casa non è che vivo in prima persona le vicende della mia Nazionale. Certo posso dire che probabilmente è mancata un po di programmazione soprattutto da parte della federazione. Anche a livello giovanile i risultati delle varie nazionali sono scadenti e questo dovrebbe far riflettere. Il talento c’è ancora, certo non come ai tempi di Kakà e Ronaldinho, ma certamente ci sarebbe la possibilità di far meglio di quanto visto negli ultimi anni“.

Cosa ne pensi invece dell’Europeo in Francia?
Essendo in vacanza con la famiglia non ho il tempo di vedere tutte le partite. Però sia il cuore che la ragione mi portano a credere che l’Italia possa davvero arrivare in finale e vincere questo torneo. Sento molte critiche dopo la sconfitta contro l’Irlanda, ma bisogna tener conto che l’Italia era già qualificata e che la concentrazione non poteva essere certamente al massimo“.

La stagione è terminata da poco così come la tua avventura a Livorno. Amaro in bocca per come è andata a finire?
Certamente si. Tra l’altro ho scritto una lettera di ringraziamento alla città per questi anni meravigliosi. Quando ho capito che non avrei più giocato nel Livorno ho pianto, visto l’attaccamento e l’amore che nutro per questi colori e questa città. Mi è dispiaciuto soltanto che nessuno della società mi abbia contattato per ringraziarmi e dirmi che il rapporto era finito, ho dovuto capirlo da solo, dai giornali. Comunque nessuna polemica anzi auguro al Livorno di tornare quanto prima nel calcio che conta. Il presidente è capace ed ha le idee chiare, quindi sono convinto che nel giro di poco tempo rivedremo gli amaranto nella categoria che meritano“.

In maglia amaranto hai collezionato 107 presenze e sette reti. Secondo te qual’è stato il gol più bello?
Senz’altro quello nella sfida interna contro il Torino nella stagione 2013-2014 a coronamento di una bella azione personale. Tra l’altro quello fu il mio primo gol in serie A cosa senz’altro da ricordare. Oltre a quello però direi anche quello a Cagliari, sempre nello stesso anno, in una terra, la Sardegna, che mi ha adottato anche sotto il profilo personale“.

I calciatori sono professionisti. Nel caso ti dicessero di indossare la maglia del Pisa lo faresti oppure no?
Pisa è una grande piazza con un pubblico stupendo che merita di essere tornato in serie B, però devo dire che il mio attaccamento a Livorno è così forte e grande che non potrei mai vestire il nerazzurro. Ripeto nonostante abbia grande rispetto ed ammirazione per il Pisa“.

Il futuro di Emerson dove sarà? Si è parlato insistentemente del Taranto.
Sinceramente ancora non ho deciso. Il Taranto è una grande piazza, calda e calorosa come Livorno, e ci tornerei volentieri ma ad esser sincero devo dire che non c’è mai stato un contatto. Al momento mi godo le vacanze con la famiglia e non ho certezze…se non quella che non ho assolutamente voglia di smettere ed anzi voglio continuare a giocare ad alti livelli“.

Un’ultima domanda. Chi sono gli allenatori ai quali sei legato maggiormente nella tua carriera?
Ho imparato tanto da tutti quelli che ho avuto e sinceramente sono legato a tutti loro. Certo se devo fare due nomi direi Virgilio Perra, che mi ha fatto venire in Italia lanciandomi come calciatore, e Davide Nicola, che ho avuto come compagno di squadra ed allenatore, col quale ho avuto come compagno di squadra ed allenatore, col quale ho vinto un campionato a Livorno ed al quale sono legatissimo umanamente e professionalmente“.
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